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108 grani

La pratica di japa consiste nel ricordare e ripetere continuamente un mantra. Lo strumento per questa pratica spirituale si chiama japamala.
Il numero di ripetizioni ha un preciso significato simbolico ed esoterico (misterioso) come ad esempio il 108. Tutte le scuole di pensiero induiste danno grande importanza a questa pratica, che ha un profondo potere di elevazione e purificazione, a livello spirituale, mentale e fisico.

Tutti i mala di Aum Rudraksha Design sono realizzati con un un numero preciso di grani spirituali: principalmente 108.

Alcuni mala sono fatti con 2×108 e alcuni con 72.

Il numero 108 è significativo per diverse ragioni.
  • Alcuni ritengono che ci siano 108 stadi sul cammino dell’anima.
  • Sono 108 i vizi umani nel buddismo tibetano, pertanto si ritiene che recitare 108 mantra sia un’attività sacra.
  • Molte scale di templi buddisti hanno 108 gradini.
  • 108 sono le Upanishad classiche.
  • L’alfabeto Sanscrito è composto da 54 lettere, di ognuna esistono Shiva e Shakti (maschile e femminile) per un totale di 108.
  • Shiva Nataraja danzava la sua danza cosmica di 108. Krishna danzava con 108 ‘Gopi’ (mucche mogli) e poi sposato 108 donne.
  • In Numerologia, 1 rappresenta la Verità, 0 indica il Vuoto, il fine della pratica spirituale, 8 indica l’Eterno.
  • Il diametro del Sole è 108 volte il dimetro della Terra.
  • Anche il numero 72 ha un valore spirituale: l’architettura Indiana è una sequenza aritmetica basata sul numero 72.
  • Il principale tempio di Krishna a Dwarka è retto da 72 pilastri.
  • La struttura superiore del complesso di Borobudur a Java è diviso in tre terrazze su cui sono posti 72 stupa traforati.

Storia e diffisione

L’origine del rosario è da rintracciare nella parola sanscrita japa-mālā (जपमाला), letteralmente ghirlanda -mālā, per preghiere, japa-. Cambiando la “a” breve di japa (जप) con la “ā” lunga, si ottiene japā (जपा), che non significa più “preghiera”, ma “rosa”. japā-mālā diventa così corona di rose, da cui il latino Rosarium. Non è chiaro se si trattasse si un errore di traduzione o di un cambio di vocale intenzionale. Si attribuisce ai crociati (XI-XII sec.) l’aver portato in Occidente l’uso della catenella. La pratica sarebbe stata successivamente adattata alla preghiera cristiana.

In tutte le tradizioni

In Estremo Oriente viene usato anche per cerimonie rituali, mentre in altre regioni è offerto agli ospiti in segno d’onore. Anche presso i Tibetani la corona ha 108 grani che corrispondono ad un numero sacro.
I monaci greci/ortodossi usano una cordicella con 100 nodi per contare genuflessioni e segni di croce; i musulmani hanno un nastro o una cordicella con infilate 99 palline quanto sono i Nomi divini che si usa recitare come giaculatoria sgranando il “tasbih” che può avere tutti i 99 grani o 33 da percorrere con le dita per tre volte: 33 per “Lodate Dio”; 33 per “Gloria a Dio” e 33 per “Dio è il più grande”. Il rosario musulmano è quindi diviso in tre parti.